Automatik 970×90
Ultime News
Ricercatori delle Università di Pisa e di Firenze scoprono una nuova area cerebrale

Ricercatori delle Università di Pisa e di Firenze scoprono una nuova area cerebrale

Di UGO CIRILLI

 

Una nuova area del cervello umano dedicata alla visione è stata scoperta da un team italiano di ricercatori, attivi nel campo delle neuroscienze.

La professoressa Maria Concetta Morrone e la dottoressa Kyriaki Mikellidou, del dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università di Pisa, hanno coordinato un interessante progetto di ricerca basato sull’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, in team con il professor David Burr e il dottor Jan Kurzawski del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Firenze.

Attraverso la suddetta tecnologia gli scienziati hanno potuto osservare come un’area cerebrale, chiamata “prostriata”, si attivi in particolare quando le persone devono osservare oggetti che si muovono a velocità elevata nelle zone periferiche del campo visivo.

Quali sono le implicazioni della nuova scoperta in ambito medico e scientifico?

Come affermato dalla professoressa Morrone, l’area visiva prostriata ha, tra le sue peculiarità, una funzione di “linea diretta di comunicazione tra le aree cerebrali che controllano emozioni e reazioni motorie rapide”.

Dalla sua efficienza dipenderebbe quindi la prontezza delle nostre reazioni, in alcune situazioni che ci inducono a muoverci velocemente all’improvviso: “In particolare” ha aggiunto il professor Burr “quest’area risponde esclusivamente a stimoli in rapido movimento, come ad esempio stimoli transienti che richiedono un’immediata risposta di fuga”.

Un’ulteriore considerazione aiuta a comprendere l’utilità di un’approfondita conoscenza di tale parte del cervello in medicina: “Nel morbo di Alzheimer” ha spiegato la professoressa Morrone “sono state osservate degenerazioni che anatomicamente corrispondono all’area prostriata: queste alterazioni potrebbero contribuire al disorientamento spaziale e alla mancanza di equilibrio, caratteristici di questa malattia negli stadi iniziali”.

Grazie alla scoperta del team toscano, pubblicata sulla rivista internazionale “Current biology”, la ricerca potrebbe quindi compiere nuovi passi avanti nella cura di una patologia degenerativa invalidante, le cui dinamiche non sono state ancora del tutto comprese.

Loading Facebook Comments ...

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *