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L’uva di San Sisto

L’uva di San Sisto

 LEONARDO MIRAGLIA

 

Nell’Archivio Capitolare di Pisa si conserva un registro di entrate e uscite in cui con estrema puntualità sono annotate le spese effettuate per le esigenze della vita quotidiana dei canonici della cattedrale di Pisa per un anno completo, dal luglio 1258 al giugno 1259.

La sezione riguardante l’exitus coquine, ossia le uscite per la cucina, annota anche acquisti particolari di cibo in occasione di determinate solennità religiose: per la festività di San Sisto del 6 agosto l’economo comprò, per la tavola dei canonici, uva da consumare a fine pasto dopo che –come si era soliti fare («quia consuetudo est»)– fosse stata benedetta“.

Questo è ciò che la professoressa Gabriella Garzella, storica pisana, ha appurato ed esposto durante uno degli incontri culturali del ciclo “Mezzogiorno racconta Pisa“, organizzato dalla Parte di Mezzogiorno fra marzo e maggio di quest’anno.

Nell’ottica di dare continuità ed organicità agli eventi collaterali il Gioco del Ponte e per far sì che vi sia la dovuta visibilità nell’arco dell’anno, il Comando della Nobile Parte di Mezzogiorno ha deciso di recuperare questa antica ed ormai dimenticata consuetudine, ossia la tradizione di far benedire l’uva per il giorno di San Sisto.

Per cui domani, domenica 6 agosto, in collaborazione con l’Associazione degli Amici di Pisa, che da anni organizza il “Die di Santo Sisto”, il Comando di Mezzogiorno porterà un cesto d’uva nella chiesa di San Sisto in Cortevecchia e la stessa verrà benedetta durante l’Offertorio della funzione.

L’uva benedetta verrà offerta ai partecipanti alla cerimonia religiosa e poi portata a Mezzogiorno dove sarà distribuita assieme ad un foglio esplicativo della ritrovata tradizione pisana.

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